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I Lazzari


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Ci sono figure nella storia, figure immense, che giacciono sepolte sotto strati di oblio, figure a cui non verrà mai dedicato un monumento in bronzo o marmo, né un tributo di pietà o di riconoscenza, non finché l’anima del Sud non si ridesti e i Meridionali non prenderanno piena e consapevole coscienza della Loro Identità profonda e irrinunciabile. Sono i Primi Martiri della Indipendenza, coloro che versarono il proprio sangue per una libertà che non era solo politica, ma intrinsecamente legata alla loro terra, alla loro cultura, alla loro stessa anima.

Questi eroi senza statue, queste voci soffocate, sono state dimenticate dalle stesse genti italiche, che avrebbero dovuto onorarli. Ma il tradimento più amaro, quello che brucia più di ogni altra cosa, è che sono stati abbandonati e, in un certo senso, “uccisi” ancora una volta proprio dai Meridionali stessi, come se fossero stati colpiti dalla mano “fratella” e traditrice giacobina. Una ferita interna, un’amnesia collettiva che è forse la più grande delle ingiustizie.

 

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E il paradosso, l’ironia amara della storia, è che a riconoscerne il valore, l’eroismo, furono proprio gli invasori francesi, quelli che all’epoca furono i nemici giurati. Le loro parole, scritte in mezzo al furore della battaglia, risuonano ancora oggi come un’accusa e un inno. Il Generale Jean Antoine Étienne Vachier Championnet, in un resoconto che è storia, annotò: ‘On se bat dans toutes les rues; le terrain se dispute pied à pied; les Lazzaroni sont commandés par des chefs intrépides. Les Lazzaroni, ces hommes étonnants, sont des héros.’ Una testimonianza vivida di una resistenza accanita, di un coraggio indomito, di un popolo che difendeva la propria casa con una forza epica.

E non fu il solo. Anche il Generale Charles Auguste Jean-Baptiste Louis-Joseph Bonnamy de Bellefontaine, un altro ufficiale dell’armata d’invasione, non poté fare a meno di riconoscere la straordinarietà di quegli uomini, la loro resilienza, la loro fiera opposizione, dichiarando che: ‘L’action des Lazzaroni fera époque dans l’histoire.’ Queste frasi, pronunciate da chi aveva tutto l’interesse a sminuire il nemico, sono invece un monumento letterario alla memoria di quei Lazzari, di quei Meridionali che, benché combattessero con mezzi e strategia inferiori, mostrarono un’anima indomabile.

Sono queste le parole che dovrebbero risuonare nelle nostre piazze, nei nostri libri di storia, nelle nostre coscienze. Perché se persino il nemico riconobbe la loro grandezza, quanto più noi, eredi di quella stessa terra, dovremmo ricordarli e onorarli? Non sono solo martiri di un’epoca passata, ma simboli eterni di una dignità e di una resistenza che attendono ancora di essere pienamente riconosciute e celebrate dalla loro stessa gente.