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I luoghi di forza


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da “I luoghi di forza” in “Napoli Esoterica”
di Mario Buonoconto

Ercolano, come la meno aristocratica, dionisiaca Pompei, fu sede di grandi conoscenze “esoteriche” che ebbero il centro inizatico in Neapolis ad opera degli Alessandrini, comunità egiziana religioso-mercantile, con una propria entità urbana – vera e propria città nella città – nel cuore stesso della Neapolis greco-romana sorta “sul corpo” stesso di Partenope. Questa comuntà egizio-greco-napoletana rappresenta ancora oggi – tramandatoci da papiri e testi più tardi, alto-medievali – una inquietante e circostanziata testimonianza di quei “poteri” (mai più raggiunti in altre epoche) che gli antichi Egiziani possedevano. A tutti è noto il “mistero” delle piramidi che ancora oggi, dopo millenni, rivelano sempre nuove, affascinantii conoscenze che solo la scienza attuale, con l’ausilio di sofisticati strumenti d’analisi, può in parte rivelare. Eppure da sempre tutto era scritto. Nella “Tavola Smeraldina” di Ermete Trismegisto che nel Rinascimento affascinò gli umanisti e dette al mondo il termine: “ermetico”. Tutto era già scritto nei papiri dei Librei dei Morti che pure sono “esposti” in tanti musei.

Era scritto, naturalmente, per chi ha “occhi per leggere”. Quella chiave di lettura concessa soltanto agli “iniziati” della casta sacerdotale, al faraone-Ra, il dio-Sole. Mosè, che fu iniziato ai “misteri” perchè allevato come principe di sangue, ebbe quella suprema “conoscenza” che gli permetterà, poi, di combattere ad armi pari, con il faraone e il gran sacerdote e portare in salvo il suo “popolo eletto” tramandando per “iniziazione” quella possente “conoscenza esoterica” che farà del popolo ebreo “il primo” per spessore di conoscenza misteriosofica.
Troviamo tutto questo a Napoli, in quella parte della città che diverrà poi il “Sedile del Nilo” (per deformazione popolare: Nido) chiamato dalla metà del Settecento “‘o Cuorpo ‘e Napule” in riferimento alla bella statua del fiume-dio ancora interrata fino al Quattrocento. Riportata alla luce, fu prima ritenuta donna perchè acefala e mollemente sdraiata fra i vivai puttini (gli affluenti del Nilo “umanizzati”) poi – identificata – venne restaurata nel 1657 con l’aggiunta della testa barbuta classicheggiante che ancora si può vedere (mentre l’originale doveva presentare il classico copricapo egiziano di stoffa a strisce con bande laterali simmetriche) in quello che fu “vicus Alexandrinus” col vicino tempio di Iside (l'”Isis” che lascerà testimonianza – secondo una colta intuizione del Galante – nel toponimo “Bisi” che designerà per secoli, fino al 1850, quella zona di Napoli).