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Carlo Augusto von Platen Hallermunde


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(giunto a Napoli nel 1827) tratto dalla lirica “Impressioni di Napoli” (Bilder Neaples) in “Odi, Inni ed Epigrammi”

«O straniero, vedi Napoli e poi muori! D’amor liba a la coppa e il cuore allegra nell’aureo sogno del fugace istante, oblia dell’alma i desiderii vani, oblia gli affanni onde la vita ordisce un demone ai mortali. Oh fortunato, qui della vita il godimento impara e poi muori!
Nell’arco del ridente Golfo, lontan fin dove giunge il guardo, frangesi a riva l’onda, ergon le navi le antenne e presso stan le case a cerchio. Qua e là tra i fessi delle rocce, al sole ridon le fronde care a Bacco, altera sorge nell’aer nitido la palma. Dai colli intorno digradanti al piano fino alla sponda, ergon terrazzi al cielo palagi e ville, onde lontano corre l’occhio su l’acque e il fumigante Vesuvio miri i fìanchi di vigneti adorno d’aloe e di rose della brezza liete. Cinque castelli alla cittade schermo fanno e dall’alto guardan torvi. Oh come dal verde monte Sant’Elmo minaccia! Quell’altro là che il mar flagella intorno, fu di Lucullo un dì giardino e poscia dell’umiliato Augustolo rifugio, dolce rifugio in mezzo a l’onde eretto.
Dovunque muovi, oh qual torrente vario di gente! Or vedi come presso al lido tirano a forza con nodose braccia le reti i pescatori e allegramente cantan beati nella lor miseria…
Presso al Molo, s’agita pur varia la folla, mentre stassi le membra ignude a soleggiare il lazzarone. Nel tranquillo gioco dell’onde emerge nitida lontano Capri, qua e là solcan le navi il mare, agili i nauti salgon su per gli alberi; ecco una barca a navigar t’invita. Pigiasi intanto alla rinfusa intorno al cantastorie l’oziosa gente. Qual siede in terra, qual sulle ginocchia con le mani giunte, qual disteso, e tutti pendon dalle sue labbra. Spesso con volgari chiose ei commenta le sue strofe, spesso degli ascoltanti s’ode anco la voce che alla storia si mescola.
Oh risorgi, Omero! Se nel Norte altri ti caccia di porta in porta indifferente, qui puoi tu recarti sotto un cielo greco, fra semigreca gente!…
Ma, ecco, il divino sole ormai tramonta! Se tu riposi in una barca, dolcemente l’onda viene a cullare i tuoi sogni. Intorno al golfo, in cerchio, e sui lembi delle spiagge s’accendono a centinaia strani fuochi: sono le fiaccole dei pescatori che si accingono a vogare per l’aureo mare per la pesca notturna.
Oh, dolcissime notti di Napoli! Per voi io merito perdono se anche San Pietro oblio, e il Pantheon e Villa Pamphili, rapito nell’estasi di questi momenti indimenticabili. »