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Carlo Castone della Torre di Rezzonico


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da “L’isola di Capri” edizione 1816

«Il giorno 29 di Aprile del 1794, alle ore nove partii da Napoli col signor Hadrava, coll’abate Romanelli e coll’ingegniere Melvasi, per vedere l’isola di Capri, che da lungo tempo desiderava indarno di potere a mio bell’agio trascorrere, impedito sempre da rinascenti ostacoli or sulla terra, ora sul mare. Venne anche con noi il mio Pietro, e D. Giovanni Montefuscoli napolitano scolaro di Don Alessandro d’Anna pittore. Il tempo fu piacevolissimo, ed il vento fresco abbastanza, cosichè giungemmo all’isola in tre ore e mezzo. Andammo ad alloggiare dal governatore D. Emanuele Diversi Piacentino, che da dodici anni vi risiede. Dalla sua loggia è vaghissimo il prospetto del mare, e dell’isola…».

«Dalla altissima rupe di Anacapri, dalla quale si accede per l’altissima e ripidissima gradinata, da sì elevato verone agguardando, e sogguardando intorno spaziavo i cupidi occhi su mille oggetti, onde erano variamente smaltate le immense curve dei golfi, ed apparivano le isole, quasi galleggianti parchi d’Inghilterra, e la sottoposta Capri, e le ville, e le punte delle scabre rupi, e le vigne, e gli ulivi…, cosichè per lungo tempo non potei riscuotermi dall’estasi giocondissima in cui giacevo assorto».

2 maggio 1794, alla «meravigliosa grotta di Matromania, che credesi un tempio di Cibele madre di tutti gli dei».
«Giunto all’immane spelonca ed entratovi per tortuosa calle da un lato, io non m’immaginava d’essere sorpreso da giocondissimo spettacolo in mezzo all’orror taciturno di un covile da fiere. Dopo pochi passi mi ritrovai sotto una capacissima testudine, e verso la marina da larga fenditura aprivasi un fianco della caverna, che lo sguardo di là fuggiva sulla punta Atenea, su i Galli e lungo tutto il Golfo di Salerno in bellissime azzurrine lontananze, e tanti scogli, e tante isolette, e sponde lunate, e declività si presentavano degradando, e sfumandosi dolcemente alla vista, che pareva un solenne artificio di sagacissimo architetto teatrale quella scena della natura con tanta varietà disposta e veduta tutta dall’informe, selvatico spraglio. Consiglio ad un pittore di scegliere questo luogo per formare un quadro impareggiabile e pieno di magistrali contrasti di ombra, e di luce, e di sfogata prospettiva».