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Francesco-Renato di Chateaubriand


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da “Les Martirs” edizione 1809 e “Voyage en Italie” edizione 1827

«Ogni mattina, appena l’aurora cominciava ad apparire, io andavo sotto un portico lungo la riva del mare. Il sole si alzava dinanzi a me sul Vesuvio e illuminava teneramente la catena dei monti salernitani, l’azzurro del mare seminato di vele bianche, le isole di Capri, d’Ischia e di Procida, il Capo Miseno. Fiori e frutti umidi di rugiada sono meno soavi e freschi che il paesaggio di Napoli uscito dalle ombre della notte. Arrivando al portico, ero sempre sorpreso di trovarmi in riva al mare, poichè le onde in quel luogo facevano appena udire il leggero mormorio d’una fonte. Estatico per tale spettacolo, appoggiato ad una colonna, rimanevo ore ed ore, senza pensiero, senza desiderio, senza scopo, a respirare l’aria dolcissima. La malia era si profonda che l’aria divina pareva trasformare la mia sostanza e con piacere ineffabile io m’alzavo al firmamento come un puro spirito. Ahimè! Noi perseguivamo falsi piaceri. Aspettare o cercare una bellezza colpevole, vederla avanzare in una navicella e sorridervi in mezzo ai frutti; vogare con essa al mare, di cui infioravamo la superficie; seguire l’incantatrice in fondo al bosco di mirti e nei campi felici in cui il dolcissimo Virgilio pose l’Eliso: tale era la nostra quotidiana occupazione, sorgente inesauribile di pianto e di pentimento. Forse vi sono climi pericolosi alla virtù, per la voluttà che ispirano. Non racconta, infatti, una ingegnosa favola che Partenope fu costruita sulla tomba di una Sirena? Lo splendore vellutato della campagna, la tiepida temperatura dell’aria, i contorni arrotonditi delle montagne, le molli curve delle valli, sono a Napoli vere seduzioni dei sensi cui nulla stanca e tutto riposa».

5 gennaio 1804
Dalla vetta del Vesuvio:
« Le nubi, adesso, s’aprono qua e là; scorgo subito e a intervalli, Portici, Capri, Ischia, Posillipo, il mare seminato delle bianche vele dei pescatori e la costa del golfo di Napoli cinta d’aranceti: è il Paradiso visto dall’inferno. ».
Disceso dal Vesuvio:
« Chi mi avrebbe mai detto, pochi anni or sono, che avrei udito gemere sulle tombe di Virgilio e di Scipione le onde che già si agitarono ai miei piedisulle coste dell’Inghilterra o su le spiagge del Mariland? ».