Da Via Foria a Capodimonte

Da Via Foria a Capodimonte … in salita ?!
Meglio percorrere il tratto in discesa !

Dalla Reggia e Real Bosco di Capodimonte fino al Real Orto Botanico … dalla Reggia Borbonica al Giardino Botanico Bonapartistico (anche se il progetto fu inizialmente avallato da Ferdinando IV di Borbone).

Attraverso scale, terrazze e gradinate si gode dei più bei panorami napoletani.

Da Porta Piccola (punto “1” sulla mappa), uno degli ingressi del Bosco (di fronte c’è Via Bosco di Capodimonte che mi condurrebbe ai Colli Aminei), svolto a destra e mi incammino su Via Miano, verso il caotico incrocio che svoltando a destra mi porterebbe verso la Sanità, Santa Tersa, Toledo, Santa Lucia, la Caracciolo … ma questa è un’altra passeggiata.

Camminando volgo lo sguardo verso la fortezza di Sant’Elmo (punto “2” sulla mappa), il punto più alto della dirimpettaia collina del Vomero.
Vado dritto, quindi, e raggiungo l’altro ingresso della Reggia, Porta Grande (punto “3” sulla mappa), dal quale mi aspetto sempre di vedere uscire, al trotto, un reggimento a cavallo degli Usari della Guardia Reale diretto verso i Ponti Rossi … ma mi rendo conto che il 1860 è ormai passato e che i danni dei savoia (la “s” minuscola è voluta) e del risorgimento sono ormai evidenti.

Imbocco, sulla destra, Via Sant’Antonio a Capodimonte (punto “4” sulla mappa) e passo dinanzi al Complesso di Santa Maria della Misericordia (punto “5” sulla mappa) (da non confondere con la Chiesa di S.Maria della Misericordia ai Vergini, detta “la Misericordiella”).
Tra lo stile Barocco e quello Rinascimentale, nacque come ospizio nella prima metà del ‘500. Oltre alla chiesa, comprende locali di quella che fu la struttura ospedaliera.

Gli antichi palazzi non permettono alla luce del sole di illuminare la mia passeggiata.
Poco più avanti la strada si biforca (punto “6” sulla mappa). Tutte le strade portano a … Via Foria: prendendo a destra raggiungerei Porta San Gennaro; a sinistra, invece, la mia meta, l’Orto Botanico.

Siamo in alto … e mi aspetterei di dover sempre scendere … la strada a destra è in discesa e quasi scura … questa, invece, presenta una leggera salita.
E la salita, che durerà ancora per poco, mi porta verso il cielo e la luce del sole.
Salita Moiariello deve, forse, il suo nome al “moggio”, che indica “un terzo di ettaro”, ricordandoci l’origine agraria di questa zona. E, nel corso di questa passeggiata, i giardini e gli orti mi ricorderanno il suo passato.

Siamo sulla Collina Miradois (forse corruzione dello spagnolo “mira todos”), dove sorgeva il palazzo del marchese Miradois, reggente della Gran Corte della Vicaria (punto “7” sulla mappa).
Il palazzo divenne, poi, sede dell’Osservatorio Astronomico; e il cartello indica che questa è la direzione giusta per raggiungerlo.
Pochi passi e sono davanti all’ingresso (punto “8” sulla mappa).
Fu istituito da Giuseppe Bonaparte ma i lavori terminarono nel 1819, quando sul trono di Napoli sedeva Ferdinando I di Borbone (già IV) (punto “9” sulla mappa).
Ho la sensazione di essere fuori dal tempo. Le moderne cupole di osservazione contrastano con lo stile neoclassico della facciata della struttura (punto “10” sulla mappa). Tutto intorno il Golfo, il Vesuvio, i Monti Lattari, Capri (punti 11, 12, e 13 sulla mappa).

Ritorno sulla strada; inizialmente piana, poi inizia dolcemente la pendenza.
Qualcosa mi ricorda il Casale di Posillipo.
Dopo aver ammirato sulla destra il panorama, arrivo ad una terrazza con tanto di pino mediterraneo ed il Golfo che reclama attenzione (punto 14 sulla mappa).
Mi porto un po’ più avanti sulla sinistra, per giungere sotto la Torre del Palasciano (punto 15 sulla mappa).
Chi sa se avrò la fortuna di vedere il fantasma del Dott. Ferdinando Palasciano … e, salutandolo, sperare in un invito a prendere ‘na tazzulella ‘e cafè.
Ma tutto si vanifica quando scopro che la torre e la villa sono stati trasformati in una struttura alberghiera.

Torno alla terrazza sul Golfo e, invece di scendere le scale del Moiariello, imbocco Via Ottavio Morisani (punto 16 sulla mappa).
La pendenza del percorso si accentua.
Dopo un paio di curve che si percorrono tra palazzi, la strada diventa panoramica e lo sguardo si perde da Poggioreale a San Martino … e non passano inosservati, come due pugni alla bocca dello stomaco, il Centro Direzionale ed il grattacielo di Via Medina (punto 17 sulla mappa).

Continuando a scendere si vedono, in lontananza, ma quasi mi sembra di toccarle, Volla e Pomigliano d’Arco (punto 18 sulla mappa).
Le curve si susseguono.
Passiamo tra i muri, ora di rustico tufo, ora intonacati a calce, che delimitano i giardini delle case (punto 19 sulla mappa); tra le foglie rampicanti; tra i giardini di aranci (punti 20 e 21 sulla mappa).
Quante coppie ‘e ‘nnammurate so’ passate pe’ ‘sta via !? …

Volgendo lo sguardo verso un punto qualunque dell’orizzonte, sotto i miei occhi si srotola la storia della città: palazzi, chiese e conventi con i loro chiostri … con le loro vicende, le loro leggende (punto 22 sulla mappa).
Il Somma ed il Vesuvio continuano ad impormi la loro presenza (punto 23 sulla mappa).

Mi ricongiungo con Salita Moiariello … e rifletto su quanto, un tempo, fosse verde questa collina (punto 24 sulla mappa).

Ho quasi dimenticato il traffico caotico dell’incrocio di Capodimonte.
Da quando ho lasciato Via Sant’Antonio a Capodimonte sono stato avvolto dalla quiete.

Fa capolino qualche costruzione non tanto antica.
Ma l’architettura che prevale è quella del settecento e dell’ottocento (punto 25 sulla mappa).

Ora la strada cambia nome, Salita Montagnola (punto 26 sulla mappa). Ogni dieci o venti metri i gradini addolciscono la pendenza della strada … che, ancora una volta, cambia nome … Gradini Giuseppe Piazzi (punto 27 sulla mappa).
Svolto a sinistra in Vico Santa Maria degli Angeli alle Croci (punti 28 e 29 sulla mappa), incrocio la Salita Ritiro Purità (dove esisteva un ricovero che accoglieva fanciulle orfane o comunque povere), proseguo per poche decine di metri su Via Federico Delpino dove trovo la facoltà di Medicina Veterinaria (punto 30 sulla mappa).
Fondata nella seconda metà del ‘700, per volere di Ferdinando IV di Borbone, restò chiusa nel breve periodo della giacobina repubblica partenopea.
Riaperta, fu richiusa con l’avvento dell’era napoleonica; ma divenuto re, Giocchino Murat assegnò il monastero di “Santa Maria degli Angeli alle Croci” al Ministero dell’Interno perché lo destinasse ad Orto Botanico ed a Scuola Veterinaria.
Ferdinando IV di Borbone, tornato sul trono col titolo di I, portò a termine il programma del francese.
Pochi passi più avanti, su Via della Veterinaria, si staglia l’imponente struttura barocca della chiesa di Santa Maria degli Angeli alle Croci (punto 31 sulla mappa).
Costruita verso la fine del ‘500, assunse questo nome per la rappresentazione della via crucis che veniva fatta sulla salita di via Michele Tenore dai Francescani Osservanti.

Mi trovo, ora, alle spalle del Real Orto Botanico (punto 32 sulla mappa).
La mia passeggiata è terminata.
Potrei proseguire su Via Tenore, raggiungere Via Foria e inoltrarmi nel caos cittadino.
Mi fermo qui … v’ ‘a vulisseve magna’ ‘na pizza cu mme? (punto 33 sulla mappa)