Saviano ha detto che “chi spara a Napoli lo fa perchè ritiene di non avere altra opportunità”

di Ciro Fiengo e Paco Rapillo in Nati Con La Camicia – 8 settembre 2016


Saviano ha detto che “chi spara a Napoli lo fa perchè ritiene di non avere altra opportunità”.

L’altra notte un gruppo di ragazzini, che evidentemente ritenevano di non avere altre opportunità, ha sparato tra piazza Trieste e Trento e via Toledo. Avvertimento? Dimostrazione di forza? Una scoppettata che suona come “Chesta è zona mia!”.

Non fa nulla. Hanno un alibi. Quello di ritenere di non avere altra opportunità. Se non hai lavoro, puoi solo rubare. Se non puoi vivere, devi uccidere. Devi sparare. Non hai opportunità. Che opportunità può darti questa città? No?

L’alibi morale di chi deve trovare una giustificazione per la propria nullità di spirito. Eccolo servito su un piatto d’argento da Roberto Saviano, che aggiunge: “bisogna creare nuovi modelli”.

Eppure tutte le santissime volte che ho sentito dire: “A Napoli fai il delinquente perchè non hai altre opportunità” ho sempre pensato una cosa, sempre la stessa: “Chesta è ‘a cchiù granda strunzata mai detta da quando l’uomo inventò Dio”. Ora che l’ha detta l’infallibile Saviano, sono un pò confuso.

Poi mi vengono in mente tutte le persone che conosco che vanno a lavorare per una miseria al mese, con un contratto ridicolo, e che riescono miracolosamente ad arrivare a fine giornata. Penso a tutte quelle persone che non hanno lavoro e che convivono tutti i giorni con la disperazione di non sapere come arrivare a fine mese, ma si danno da fare in tutti i modi, perchè l’idea di fare i delinquenti proprio gli fa schifo. Sono napoletani e cercano in tutti i modi “altre opportunità”. Le trovano.

Penso a me, che ho sempre avuto il necessario per vivere, ma di certo ho dovuto vivere con l’ossessione di far parte di una generazione che non riesce a vedere una prospettiva certa per il proprio futuro. Una sicurezza in termini economici. Sarebbe stato facile andare a rubare. Non ho preso pistole, io.

Ho cercato, ho voluto, ho PRETESO altre opportunità. Non mi è stato difficile trovarle. Le ho trovate in Napoli, e non ho avuto bisogno di vedere quanto è bello il Vesuvio per accorgermene. Sapete perchè? Perchè una città che ti parla di amore, di vita, di arte, di storia, di emozioni, GIA’ ti ha dato un’altra opportunità, se non la senti, se non la pretendi, sei solo un pezzente.

“Chi spara a Napoli lo fa perchè ritiene di non avere altre opportunità”. Caro Saviano, cancelliamo questa inutile scempiaggine e diciamo pure che chi spara a Napoli quelle opportunità non le vuole vedere e preferisce essere un pezzo di quella ENORME montagna di merda che si chiama camorra (con la “c” minuscola).

Scusate per il tempo che avete perso leggendo questo post, ma ritenevo di non avere altra opportunità.

  • Gennaro Agrillo

    In ricordo di Giancarlo Siani.
    Ma, dico io, è mai possibile che, per conoscere i fatti malavitosi di Napoli, si sia dovuto attendere il profeta saviano (minuscola voluta)?!

    Ho abitato, dalla nascita fino ai miei quasi 32 anni (di allora), a Fuorigrotta, un quartiere direi abbastanza vivibile e non troppo difficile, dove la malavita era ed è un po’ “ammantata” ma, comunque esisteva ed esiste.
    Pianura e Quarto non sono tanto lontani e, vuoi per i racconti di mio nonno buonanima, vuoi per il fatto ca nun me so’ maje fatto ‘e fatti mie, conoscevo fatti e misfatti della malavita locale . . . come un po’ tutti i miei conrionali.
    Mi meraviglio del fatto che si abbia dimenticato o fatto finta di non sapere cosa accadeva di notte nelle campagne flegree.
    Ovviamente questa era la realtà che più conoscevo, ma mi interessavo anche al resto della città.

    Qualcuno di noi che ha avuto la fortuna di poter frequentate le scuole superiori ha letto “I promessi sposi”, i meno fortunati hanno visto e rivisto l’omonimo sceneggiato in tv.
    Ma ci rendiamo conto che la malavita è sempre esistita?! E che il Manzoni descriveva quella che, su tutto il territorio italico e di mezza Europa, veniva esportata dalla Spagna?!
    Vogliamo forse ignorare ciò che fu descritto ed analizzato, nel 1907, da Ernesto Serao (figlio della più nota Matilde) e il non meno noto Ferdinando Russo in “La camorra”, prendendo spunto dal duplice delitto Cuocolo per poi approfondire il tema della stessa malavita descritta dal famoso Alessandro?
    Vogliamo anche ignorare “Camorra” (1981), di Sergio De Gregorio, dove si narrano vita-morte-miracoli di Raffaele Cutolo?
    E i vari sceneggiati sull’unità d’itaglia dove si descrive l’ascesa della malavita al servizio del neonato stato savoiardo, dopo non essere mai entrata nelle stanze della politica Borbonica?
    Salvatore De Crescenzo, Tore ‘e Criscienzo, questo nome ci dice niente?

    Insomma . . . ma nuje avimmo campato cu’ ll’uocchie fuderati ‘e presutto?
    Eppure, Pascalone ‘e Nola (marito di Pupetta Maresca) non fa parte della preistoria!

    Nessuno ricorda più il famoso caso del ristorante ” ‘o pullastriello”?

    Va bene (ma non troppo) che abbiamo dimenticato la storia passata . . . ma l’aver ignorato quella recente è assai grave.

    Va bbuo’ . . . s’è fatto tardi . . . stongo aizato da ‘e quatto ‘e stammatina, come tanti di noi che lavorano.
    Pe’ ‘sta sera aggio già fatto troppo ‘o prufessore . . . non nel senso cutoliano . . . me ne vaco a durmi’, pecchè dimane schiara presto juorno.
    Scusate il lungo sfogo