“Charlie Hebdo”, francesi eterni giacobini?

di Raffaele Vescera in “Diffondiamo il Sud” – 5 settembre 2016


 

Chi fabbrica pregiudizi ne resta vittima. Non è forse questa l’Italia stereotipata dalla sua stessa classe dirigente, l’Italia dei “Meridionali tutti sfaticati, mafiosi, arruffoni, mangiapane a tradimento” e chi più ne ha?
Non è forse questo il paese che ha visto emergere un ceto intellettuale snob che ha indicato sempre la “civile Europa” come faro di progresso, la stessa Europa che ha partorito giacobinismo, colonialismo e nazismo, disprezzando tutto ciò che avveniva al di sotto della linea gotica?
Non è questo il paese che, fottendosene di verità economico-politiche e sociologiche, ha approcciato la Questione meridionale come questione “antropologica”? Ma non di quella antropologia culturale cara a Levi-Strauss che ben sa analizzare i valori e il valore dei popoli, ma di quell’antropologia lombrosian-razzista di cui sono imbevuti i nostri opinionisti radical-chic, da cinquanta centesimi al mazzo, che infestano giornali e Tv nazionali. Altro che “intellettuali organici al proprio popolo” invocati da Gramsci, qui siamo alle deiezioni organiche di un popolo.

Allora di che meravigliarsi se quattro cretini parigini, mettono su un giornaletto di satira spicciola che, come afferma lo stesso scrittore francese Daniel Pennac, non tiene conto dell’empatia e scherza con i morti? Di che meravigliarsi se gli italiani, ora tutti, sono visti come mafiosi e maccheronari? Se nei film made in Usa gli italo-americani, sono visti solo e soltanto come boss e pizzaioli, con qualche eccezione per stilisti e cantanti lirici? L’etichettatura, lo stereotipo è comodo, ti risparmia di studiare per capire. Ecco allora Charlie Hebdo che rappresenta i 300 morti del terremoto a strati di maccheroni e lasagne il cui sugo è lo stesso sangue delle vittime. E poi, non contento della bagarre suscitata, ne fa un’altra in cui dice che le case in Italia le fa la mafia.

Ora l’Italia ufficiale s’indigna, opinionisti e politici respingono con rabbia tale satira oscena, ma s’interrogassero per quella satira, più o meno involontaria, che quotidianamente fanno contro i propri cittadini, più di tutto se “terroni”, con delega ai leghisti del ruolo di avanguardia dell’esercito della diffamazione.

Pennac dice che, nonostante tutto, lui resta Charlie, perché quel giornale ha subito un sanguinoso attentato terroristico per mano di pazzi scatenati dell’Isis e che, pur non concordando, difenderà sempre la loro libertà di espressione. Io, a dire il vero, pur profondamente addolorato dalla barbarica uccisione dei giornalisti francesi, e pur amante di battute satiriche, ho sempre nutrito una riserva sulla giustezza della satira di Charlie. La satira che mi piace è quella che prende in giro il potere costituito, le sue ipocrisie, le sue bugie spacciate per verità, ma trovo squallida la satira che s’accanisce contro i sentimenti popolari, anche religiosi, e lo dico da miscredente qual sono, non mi piace la satira snob che prende di mira i poveracci che non hanno armi per difendersi, e non risparmia neanche i morti e il dolore dei sopravvissuti.

Che dire, quello di Charlie è l’eterno estremismo francese, lo stesso che ha pur contagiato noi italiani, quello della rivoluzione dell’Allons enfants de la patrie, che pur agitando sani principi di libertà e uguaglianza ha mozzato teste come e peggio dell’Isis? E’ lo stesso estremismo repubblicano napoleonico che, dopo aver abbattuto monarchie e imperi nomina re i suoi familiari e se stesso imperatore? Lo stesso estremismo giacobino che nel 1799 occupò Napoli e, in nome dei soliti principi di fraternità derubò un popolo e massacrò decine di migliaia di popolani che difendevano la loro patria dall’invasore straniero? E’ lo stesso estremismo che ancora un secolo e mezzo dopo compiva altri inenarrabili massacri nelle colonie d’oltremare? Lo Stesso che nel 1968, pur agitando principi sacrosanti, coniava discorsi folleggianti?

Ma sarebbe una sciocchezza imperdonabile costruire un simile stereotipo contro i Francesi e addebitare la stupidità di qualche vignettista a un popolo intero. Noi preferiamo guardare alla Francia dei grandi spiriti del Settecento e dell’Ottocento, dei grandi scienziati, dei grandi scrittori, dei grandi pittori, quella che ha saputo rilanciare la grandezza dell’età classica greca e del Rinascimento italiano. Senza questa Francia non ci sarebbe l’attuale civiltà occidentale. Ed è a questa Francia che chiediamo di dissociarsi, senza attenuanti, dall’ignobile satira di Charlie Hebdo, poiché c’è un limite a tutto, anche alla stupidità umana che, all’occorrenza, va perseguita anche legalmente.